“LO FACEVO DI NASCOSTO” Lo confessa Renato Zero…ecco come viveva

renato_zero_1

Ha oltre 30 anni di carriera alle spalle e i suoi tour registrano il tutto esaurito in ogni parte d’Italia. Ha una nutrita schiera di fan che non si perdono un concerto e che conoscono a memoria ogni sua canzone, anche le più vecchie. È Renato Zero e non pensiamo di esagerare se lo definiamo uno dei più grandi artisti in circolazione nel panorama musicale italiano. Ha 66 anni Renato Fiacchini, questo il suo nome all’anagrafe, e sta per salire sul palco del Palalottomatica, a Roma, per l’ultima tappa del suo Alt in tour. E anche se ha l’influenza, come si legge su Sorrisi, Tv e Canzoni che l’ha intervistato, non si tirerà certo indietro ed eseguirà ogni nota, ogni mossa di ballo con la stessa grinta di sempre, per dare ai suoi fan lo spettacolo che si aspettano di vedere. Ma come spesso accade ai personaggi famosi, anche Renato Zero non ha sempre vissuto il successo come adesso. Ha attraversato un brutto periodo per la troppa notorietà e ha deciso di raccontarlo sulle pagine di Sorrisi.

”Per alcuni anni della mia vita il successo l’ho subito in maniera traumatica – rivela l’artista – Ma ho trovato il coraggio di parlare al mio pubblico e abbiamo ottenuto questa “tregua”. Dagli Anni 80 ai 90. Per una decina d’anni sono spesso uscito di casa nascosto nel furgone della lavanderia: i miei amici della tintoria mi offrivano passaggi garibaldini. Non solo per muovermi senza avere occhi indagatori addosso, ma anche perché quando uscivo con la macchina e mi venivano dietro con i motorini, pur di starmi accanto passavano col rosso, correvano: io rischiavo pure di avere sulla coscienza quei ragazzi”. Poi, però, con gli anni, il rapporto coi fan è cambiato: ”Si è modificato nel tempo – spiega – Abbiamo cercato di trovare un equilibrio: il pubblico ha compreso la mia necessità di avere spazio e di non essere imbrigliato in un’isola che dovrebbe essere felice ma che può diventare punitiva”.

Come detto, al momento è impegnato con l’Alt Tour. È soddisfatto della riuscita e rivela alla rivista anche come riesce a concentrarsi prima di iniziare il suo show: ”Prima di salire sul palco faccio un’ora di training autogeno: non devo vedere né parlare con nessuno. Mi serve quel tempo per cancellare la lavagna e riscriverla. Io non amo replicare: ogni sera canto quella stessa canzone, ma rivisitandola con stimoli e atteggiamenti diversi. La mia vita in tour è da seminarista – prosegue – Ho molti amici sacerdoti, li osservo e mi sembra che abbiano la necessità di tenere a distanza la realtà per essere più obiettivi e servire meglio le anime. Io faccio la stessa cosa: cerco di rilassarmi, di non avere grandi contatti con l’esterno. I miei cari sanno che quando sono in tournée preferisco essere io a contattarli piuttosto che ricevere chiamate che interrompano i miei momenti di riflessione. Soprattutto quelli durante il viaggio tra una città e l’altra”, conclude.

Fonte: qui




footer